Il nostro frantoio

C’è un mondo invisibile e sotterraneo nel territorio pugliese, ma da far conoscer per la luce della storia che ci illumina di saperi. Parliamo di frantoi ipogei che venivano ricavati nella roccia o in muratura e che secoli fa animavano il territorio della Puglia. A Taranto, Ruvo e Canosa ne ritroviamo di tipo ellenistico e sono testimoni “coperti” di una civiltà millenaria. Svariati sono i frantoi ipogei nel territorio monopolitano, preziose strutture che per secoli hanno prodotto il cosiddetto “oro verde”. Così come l’ulivo è l’aspetto paesaggistico tipizzante il panorama regionale, così il trappeto sotterraneo è stato sempre parte essenziale della cultura economica e sociale della terra pugliese. Questi vani sotterranei sono frutto del faticoso lavoro dei cavamonti o foggiari. I frantoi ipogei sono stati luoghi che, per tanti anni, hanno visto la vita faticosa dell’ uomo contadino. Luoghi capaci di offrire ai “trappetari” un ambiente favorevole per la lavorazione delle olive. Si tenga conto che il frantoio scavato nel sasso era preferibile a quello fabbricato su un pianoterra per la necessità del calore nel processo di produzione dell’olio. Come si sa quest’ultima diventa solido verso i 6° C. Pertanto, affinché la sua estrazione venisse agevolata, era indispensabile che l’ambiente in cui avvenisse la spremitura delle olive fosse mite. Aspetto che si può assicurare solo in un sotterraneo, riscaldato per di più dai lumi che scintillavano notte e giorno, dalla fermentazione delle olive e, soprattutto, dal calore prodotto dallo sforzo fisico di uomini e di animali. Si pensi ai muli che giravano le possenti ruote per la macina. Il frantoio ipogeo, inoltre, presentava il vantaggio di permettere il rapido e diretto svuotamento dei sacchi di olive nelle cellette sottostanti, attraverso le aperture che avevano al centro della volta, facendo risparmiare cosi tempo e manodopera. Anche lo smaltimento degli ultimi residui della produzione olearia era agevolato dalla facilità con cui potevano trovarsi, data la natura carsica del sottosuolo, le profonde fenditure naturali che ingoiavano ogni traccia di quei residui naturali di produzione. Dal punto di vista economico, queste strutture erano poco dispendiose e non necessitavano di alcuna manodopera anche nel realizzarsi. Dal XIX sec. i frantoi ipogei furono dimessi, anche se attualmente in zona o nelle più lontane contrade dell’agro monopolitano se ne trovano ancora tanti, resi unici anche dalle arti decorative e dai grandi macchinari del tempo. Accedendo in questi “microcosmi” si ha l’emozione di interagire con una “spazialità” di chiaroscuri e silenzi, tutto riconducibile quasi ad un luogo di profonda spiritualità religiosa. Nella dimora appartenente alla famiglia materna della Sorelle Barnaba si può ancora ammirare un bellissimo e antico frantoio ipogeo che conserva integre i principali ed identificanti simboli della più primitiva tradizione olearia. All’esterno è contraddistinto da una croce. A pochi metri sorge il nuovo frantoio a ciclo continuo, a tre fasi, con un moderno impianto di molitura. Lo stoccaggio avviene in cisterne in acciaio inox, mentre l’imbottigliamento è semi automatico. Molti di questi tesori di pietra come questo della famiglia Barnaba sono stati inseriti in tanti percorsi di “beni culturali” a testimonianza dell’alto valore della civiltà contadina. Una cultura tutta da scoprire che la famiglia Barnaba permetterà di far conoscere meglio attraverso visite dedicate, in particolare alle giovani generazioni, per trasmettere i valori di quell’identità culturale che connota il “made in Puglia”.

Il nostro frantoio


Situato nella campagna monopolitana

C.da Cristo delle Zolle, Monopoli, BA
Phone: +39 393 2053393
Email: info@sorellebarnaba.com

Varie fasi di lavorazione delle olive

Arrivano le olive
In lavorazione
Fase di estrazione
Non si butta via niente